SERATE CULTURALI PER STUDENTI DEI CORSI DI ITALIANO
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Association des Professeurs d'Italien du Québec
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Archivio  2007
Resoconto della serata di Carnevale del 18 febbraio 2010
al Centro Leonardo da Vinci
Il Carnevale in Italia :
all’incrocio tra festa popolare, discorso socio-politico e arte
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popolari  per eccellenza sembrano –come l’ Halloween in Nord America- un gioioso evento riservato
ai bambini, o magari una festa strumentalizzata per ragioni commerciali, come la festa di San
Valentino.  

Invece, come ci hanno dimostrato la Federazione delle Associazioni  della Campania e l’Associazione
dei Veneziani durante la Serata di Carnevale del 18 febbraio organizzata dall’APIQ al Centro
Leonardo da Vinci, il Carnevale è ben di più. E’ certamente un avvenimento fondamentalmente
allegro, giocoso e spettacolare durante il quale, “una volta all’anno, è permesso impazzire”. Però il
Carnevale ha assunto caratteri particoli legati alle tradizioni locali e agli avvenimenti politici e sociali
che hanno segnato la storia di ogni popolo e territorio. Perciò il Carnevale diventa un po’ l’emblema
della diversità, nel nostro caso di alcune regioni italiane.

Come ha spiegato Concetta Kosseim (presidente dell’Associazione dei Veneziani), la parola
“Carnevale” ha origini lontane e incerte.  Già nelle antiche civiltà egiziane, fenicie, greche, e nelle
comunità indiane d’America le persone portavano maschere e si dipingevano il viso durante le
cerimonie sacre volte a chiedere la benevolenza degli dei. Se i giochi e le danza del mondo pagano
simboleggiavano riti e preghiere per rendere propizio e prospero il nuovo ciclo annuale, in ambito
latino l’etimologia rimanda alle origine cattoliche del Carnevale che precede la Quaresima, tempo di
astinenza e penitenza in memoria dei quaranta giorni di Gesù trascorsi nel deserto.Infatti secondo
un’etimologia comunemente accettata, la parola Carnevale deriverebbe dal latino ‘carnem levare’,  
‘togliere la carne’. Carnevale vorrebbe dunque dire “addio ai piaceri della carne” (in siciliano
“carinilivari”, in spagnolo “Carnes toltes” e in francese “Caramantram”, da ‘Carême entrant’). A
differenza della spiegazione del Carnevale come privazione e sacrificio, certi critici interpretano la
parola ‘levare’ come sollievo per il corpo e lo spirito, e quindi come concessione durante il Carnevale
al divertirsi e dimenticare i dolori. La dimensione spirituale del Carnevale trova anche risposte nelle
diverse etimologie della parola “maschera”. In latino la parola maska sembra avere un significato
affine a dèmone. In longobardo “maska” equivale ad “anima dei morti”, ma in arabo – l’etimologia
sicuramente più antica - “mascarà” significa “buffone” o “buffoneria”. Insieme, queste etimologie
spiegano come mai durante il Carnevale si può dare sfogo alla propria allegra follia e debauche,
nascosti dietro la maschera.

Questo doppio significato tra vita e morte, realtà e irrealtà, doppio gioco della verità, ci porta alla
teatralità immanente al Carnevale.  La serata organizzata dall’APIQ è stata l’occasione per
presentare maschere e personaggi tipici dei Carnevali delle due regioni grazie a due  presentazioni
opportunamente illustrate da foto, video, commedie e canti. Il direttore artistico della compagnia
teatrale salernitana “Animazione ‘90”, Gaetano Stella,  ha presentato con affetto e umorismo le
icone del Carnevale napoletano: Pulcinella,  Palummella, la Zeza, U Pazzariello, Razullo e
Sarchiapone.  Gli attori di  “Animazione ‘90” (Matteo Salsano, Chiara De Vita, Elena Parmense, con l’
accompagnamento musicale di Nino Aleotti) le hanno portate sul palcoscenico, regalandoci momenti
magici di teatro, musica e filastrocche in dialetto napoletano. La compagnia campana ci ha
trasmesso dal vivo le emozioni del teatro ma ci ha anche fatto viaggiare tra le diverse città della
Campania (Caserta, Benevento, Salerno, Napoli, Avellino)  grazie a filmati dei Carnevali odierni. Essi
mantengono maschere e struttura tradizionali (la scalata dell’Albero della Cuccaggna insaponato, le
sfilate dei carri o la musica originale della Tarantella) ma rispecchiano anche le tendenze musicali
oggi in voga (musica latina, techno e personaggi di video giochi). Il Carnevale rimane attuale e, tra
passato e presente, sottolinea la condizione di una società. Da notare che l’origine dei carri allegorici
nel carnevale campano risale al 18° secolo ed ha proprio una funzione socio-politica, quella di fare
riferimento e prendere in giro la società del momento. Il Carnevale campano - che sia quello
elegante dei nobili del 16° secolo, con grandi balli e tornei, quello ecclesiastico o quello popolare, a
partire dal 17° secolo, con le sue orgie, le sue volgarità e i giochi violenti e sanguinosi - svolge anche
una funzione sociale, politica e catartica. Il servo diventa padrone, l’uomo donna, il gentiluomo
ladro. Quando si è mascherati, tutto è permesso, anche la critica sociale e politica, e persino il gesto
osceno: se per “365 giorni si corteggia la bella donna, a carnevale le si mette la mano sul sedere”.
La compagnia “Animazione ’90” ha concluso la sua rappresentazione con un testo “serio” di Eduardo
De Filippo sulla maschera di Pulcinella che, se letto tra le righe, invita ad una riflessione sulla
condizione della regione Campania, soffocata anche lei, forse, da un ambigua maschera.

Il Carnevale veneziano presenta somiglianze con quello campano. Entrambi sono popolari e allegri e,
grazie alla maschera, offrono ai ceti umili la possibilità di burlare i potenti e di diventare per un
attimo simili a loro. Utile valvola di sfogo per tenere sotto controllo le tensioni sociali sull’esempio del
“panem et circenses” latino. Ma il Carnevale veneziano ha uno stile ed un sapore ben diversi da
quello Campano, per via della storia della ricca Serenissima, dell’ufficializzazione del Carnevale da
parte dei Dogi e del carattere artistico che gli è stato attribuito.
Con l’ausilio di un simpatico Arlecchino (Antonio Gasparini), la professoressa Concetta Kosseim ci ha
fatto fare un tour visivo della città di Venezia attraveso numerose fotografie ed immagini,
presentandoci le tradizioni carnevalesche con grande pedagogia e fierezza. Venezia diventa per i
dieci giorni del Carnevale (un tempo erano 180 giorni!) il palcoscenico per tutti quelli che vogliono
mascherarsi e fare spettacolo in un’atmosfera da favola. La Piazza San Marco (“il piú bel salotto del
mondo”, disse Napoleone) e il Canal Grande sono al centro della festa, che comprende alcune tappe
fisse: la burlesca Inaugurazione del Carnevale in piazza, (parodia del processo del Patriarca, nemico
del Doge, avvenuto nel 1162), la regata delle gondole, l’uscita del Bucintoro, il volo dell’Angelo. A
differenza del Carnevale campano, il Carnevale veneziano alle origini non ha nulla di raffinato ed
elegante. E’ una specie di baccanale popolare, dove trovano spazio giochi di sangue, farse
grossolane, divertimenti anche immorali. E’ nel 16° secolo che il Carnevale  diventa sontuoso,
raffinato, e a momenti anche austero. Come le gondole (un tempo ricoperte di dorature e sete
preziose) che dopo il 1630 porteranno il lutto e verranno dipinte di nero in ricordo degli 80.0000
morti della peste di quell’anno, così apparirà poco dopo, nel 1700, la maschera più tipica del
carnevale veneziano, la sobria bautta.  La bautta porta un mantello nero che le copre testa e corpo
(il “tabarro”) mentre la parte scoperta del volto viene nascosta sotto una maschera bianca con il
mento prolungato all’infuori (la “larva”) che permette di modificare la voce ed essere così
irriconoscibili. Il mistero della maschera era l’attrazione maggiore: l’incognito era obbligatorio
durante il periodo di Carnevale a Venezia. Non svelare la propria identità era però una logica
conseguenza della severità della Serenissima: ogni infrazione alla morale dei costumi, all’onestà di un
gentiluomo, alla lealtà di un veneziano verso la Serenissiman erano duramente e crudelmente
punite; solo a Carnevale, protette dall’incognito, erano tollerate tutte le stramberie, i vizi, le follie, i
duelli , le critiche e il divertimento senza ritegno.  Anche le donne veneziane trovarono che la bautta,
abito maschile, era un costume molto pratico per girare in città senza essere riconosciute.

Il Carnevale sparisce più volte quando Venezia è occupata dagli austriaci e dai francesi, e durante le
guerre. Riappare soltanto nel 1979 e conserva gli scopi e il regolamento del 700, quello della
Compagnia della Calza (per via delle calze lunghe sotto i pantaloni corti e sbuffanti (allora di moda)
instaurato dal figlio del Doge. Colui che presiede la Compagnia della Calza  è tutt’ora incaricato di
organizzare i divertimenti della città, dando loro un senso artistico e culturale. Oltre ai popolari
saltimbanchi, acrobati o giocolieri, il programma è un concentrato di rappresentazioni teatrali,
concerti, danza, mimo e poesia. A Venezia, i personaggi popolari del carnevale sono diventati veri e
propri personnaggi della Commedia dell’Arte grazie a Carlo Goldoni: Arlecchino, Brighella, Pantalone
si sono imposti nell’ambito del teatro vero e proprio con l’idea un po` carnevalesca che i padroni sono
ridicolizzati dai virtuosi e dai servi. Anche i mestieri dell’artigianato intorno alle maschere e ai
costumi sono una vera arte a Venezia, dove i “maschereri” creano maschere bellissime, complesse e
molto costose, famose in tutto il mondo.  

Durante l’intermezzo si sono potuti gustare dolci regionali tipici del tempo di Carnevale -
“chiacchiere”, o  “crostoli”, e pizzette...- di cui erano disponibili anche le ricette.  
L’APIQ ringrazia l’Associazione dei Veneziani per la splendida conferenza e la Federazione delle
Associazioni Campane per aver fatto venire a Montreal la compagnia teatrale “Animazione ‘90”, con
un ringraziamento particolare alla Signora Anna Maria Maturi, Consultore della regione Campania
per il Quebec.

Rivolta soprattutto ad un pubblico di ‘italofili’, per presentare aspetti culturali dell’Italia meno
‘turistici’ e scontati, questa rievocazione di tradizioni locali ha evidentemente fatto appello anche
alla nostalgia della popolazione di origine italiana. Il signor Nino Aleotti, il pianista salernitano della
compagnia “Animazione ‘90”, mi ha confidato che i “veri italiani” li si incontra all’estero, non in
Italia. Ciò forse succede proprio grazie alle Associazioni regionali che, in Canada e altrove, si
dedicano a mantenere in vita le tradizioni dei paesi d’origine con maggiore tenacia che non in Italia.
Tali tradizioni vanno salvaguardate perchè ancora oggi svolgono delle funzioni sociali e identitarie
importanti. L’APIQ si augura che nei prossimi anni il Carnevale sia di nuovo un’occasione per
ritrovarsi e condividere le storie e le tradizioni regionali di un’Italia variopinta ma ugualmente
radicata nel cuore di tutti quelli che l’hanno conosciuta.
Programmation des cycles "Annecy Cinema Italien" au Quebec
du
29 avril au 7 mai
à la Cinématèque Québécoise
Une rétrospective de la Cinémathèque québécoise, en collaboration
avec l’Institut culturel italien:

"MARCO BELLOCCHIO : L’ÉTERNEL REBELLE" du
7 au 29 mai
Tout le programme des films italiens à la Cinématèque Québécoise (pdf)
CINEMA ITALIANO